ELABORAZIONE DEL LUTTO

Il lutto e gli operatori:
una necessaria formazione

“Solo coloro che si tengono lontani dall’amore possono evitare la tristezza del lutto. L’importante è crescere, tramite il lutto, e rimanere vulnerabile all’amore.”

John Brantner

Il lutto non è un “lavoro” da iniziare dopo la morte. Deve cominciare prima, nella fase in cui la consapevolezza dell’inguaribilità della malattia si sostituisce all’atteggiamento mentale della lotta per la guarigione.
L’équipe che segue il malato modifica la strategia primaria e in conseguenza la tattica. La finalità non è più vincere, ma partecipare offrendo il massimo di assistenza e di conforto alla persona seguita, permettendole di capire la sua nuova situazione, rassicurandola e confermandole che non sarà mai abbandonata e che verrà invece privilegiata la qualità della sua vita. Fare il lutto di se stesso è un compito arduo e purtroppo spesso svalutato dai curanti e dai familiari. Abbiamo spesso denunciato i danni di cui è responsabile il tristemente famoso “complotto del silenzio” che conduce solo ad un isolamento della persona morente, un’incomunicabilità tra i membri della famiglia, la perdita irrecuperabile di momenti preziosi da vivere tra colui che se ne va e coloro che rimangano, e favorisce un senso di colpa suscettibile di perdurare a lungo, fonte di problemi psicologici e somatici.
Più la fase terminale della malattia avanza, più crescono e si diversificano le perdite che devono diventare oggetto di un’elaborazione di lutto da parte della persona ammalata.
Aiutare la persona ammalata a compiere il lutto delle sue perdite è parte integrante dell’accompagnamento alla morte.

A questo punto diventa essenziale un’elaborazione da parte dell’équipe (preparata accuratamente su queste tematiche) con i familiari, per riflettere insieme sul processo di avvicinamento alla naturalità e all’inevitabilità del morire. Nell’aiuto all’elaborazione del lutto, la preparazione delle persone protagoniste del dramma dipende da molti fattori. A grande linee, possiamo citare prioritariamente: il grado di coinvolgimento, l’età degli attori, la sensibilità e l’emotività individuale, il background culturale, la preparazione generale all’evento in funzione dei propri valori e l’approccio o il rifiuto aprioristico della morte e del morire. Una riflessione specifica deve essere dedicata al tipo di morte con la quale si viene confrontati: l’impatto è diverso se la morte ha per quadro la vecchiaia o la prima infanzia e la “non nascita” (ossia la morte di un bambino non ancora nato o al momento della nascita stessa). Quando la morte viene a conclusione di una grave malattia, la reazione emotiva dipende spesso dal tipo di patologia, dalla sua durata e dal grado di dolore e di sofferenza che l’ha accompagnata. Infine l’elaborazione di un lutto segue un cammino particolare quando la morte è legata ad un incidente, una morte improvvisa (arresto cardiaco...), una catastrofe naturale, un fatto di guerra, un’azione di terrorismo, una morte violenta, con o senza violenze sessuali, un suicidio. Non è possibile nello spazio di questa riflessione analizzare dettagliatamente ogni struggente aspetto di quanto abbiamo appena menzionato. Desideriamo solo porre le basi per una riflessione con l’intento di fare comprendere ai familiari, agli operatori sanitari, ai volontari che l’accompagnamento alla morte come l’elaborazione del lutto è un’arte insieme ad una somma di conoscenze. L’improvvisazione, quando non produce effetto, può risultare pericolosa per ognuno degli interessati, malato, familiari e personale curante ed essere fonte di conseguenze negative quanto dolorose per il futuro degli accompagnanti. menzionato. Desideriamo solo porre le basi per una riflessione con l’intento di fare comprendere ai familiari, agli operatori sanitari, ai volontari che l’accompagnamento alla morte come l’elaborazione del lutto è un’arte insieme ad una somma di conoscenze. L’improvvisazione, quando non produce effetto, può risultare pericolosa per ognuno degli interessati, malato, familiari e personale curante ed essere fonte di conseguenze negative quanto dolorose per il futuro degli accompagnanti.

Articolo di Amanda Castello, tratto dal libro “Assenza, più acuta presenza” ed. Paoline, Milano 2003

APPROFONDIMENTI


Dopo il decesso

Le complicazioni del lutto: lutto cronico e lutto patologico

Come prevenire le complicazioni del lutto? Come comportarsi ed accompagnare un lutto? Esiste una corretta elaborazione?

Preparare gli operatori

Alcune testimonianze di partecipanti

Alcuni dati sui gruppi di elaborazione del lutto

Riflessioni per i momenti difficili

Mio figlio di luce


 

 

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